FILIPPO SIGNORELLI

Osteopata – Formatore – Mindset coach

Quello che ho scoperto come formatore nelle scuole di osteopatia.

Nel seguente articolo, il capitolo 2 de “ho sputato il rospo”, racconto in maniera trasparente e schematica ciò che ho appreso come formatore nelle scuole di osteopatia…Perchè anche nel ruolo di formatore si impara…

Di seguito i punti principali di cui parlo nel testo:

  • Come differenziarsi dalla massa
  • Il sapere e il saper-fare sono due cose ben diverse
  • Ad oggi diventa fondamentale rompere gli schemi
  • E’ necessario aumentare le nostre vibrazioni
  • La comunicazione con il paziente è primaria
  • Identità terapeutica e flow per performare al meglio

La differenziazione come osteopata e il successo si ottengono attraverso un approccio più semplice da quello che viene insegnato nelle aule delle scuole di osteopatia.

Hai studiato molto e sicuramente anche con una grande passione, ma ti ritrovi con tanta, forse troppa confusione in testa e tra le tue stessi mani.

Informazioni continue, teoria non sempre facile da digerire e una batteria di tecniche per normalizzare ogni tipo di disfunzione.

Testa pesante, dubbi e sempre con il timore di non sapere mai abbastanza per intrapprendere la professione di osteopata o terapista olistico manuale.

Ci siamo passati tutti, o quantomeno la maggioranza di noi;

e questo succede perchè la didattica è costruita in modo standardizzato con dei protocolli attuativi uguali per tutti.


Non abbatterti, non farlo…

perchè quello che devi fare per uscire da questo tormentone è estremamente facile
Ti rivelo che è la semplicità a portare i più grandi risultati.

Se ragioni in modo semplice sei più veloce, se pratichi approcci manipolativi semplici fai meno fatica, se comunichi in modo semplice il paziente ti capirà meglio, se tu stesso sei semplice è più probabile rimanere umile, spazzando via gli eventuali ego giganteschi che possono instaurarsi.

Se poi aggiungi alla semplicità, il tuo tocco di originalità, hai fatto bingo!

Riuscirai a lavorare con coerenza e passione, ossia le due doti che possono sia renderti unico che differenziarti dalla massa.


Non credo tu voglia essere uguale a tutti gli altri terapeuti, giusto?

Si agisce sul saper-fare e sul saper-essere e non solo sul sapere.

Smentiscimi se puoi.


Con il solo sapere ottengo ben poco nel mio studio con i pazienti;

La cultura è importante e sono d’accordo nel continuare a coltivarla, ma nella nostra professione è essenziale integrarla e plasmarla alla pratica manuale.

Come solo il mio sapere può apportarmi benefici in studio?

Sì ok, se sono un ricercatore o un docente (e non formatore) il sapere è fondamentale, ma se il mio lavoro è manipolare e trattare con le mani il sapere deve essere in funzione della pratica…

non può essere altrimenti…

intelletto e parole non sono sufficienti.

E’ interessante soffermarci per rispondere a questa domanda:


La scuola, le accademie, le università, le scuole di osteopatia…

ci preparano a fruire delle conoscenze acquisite attraverso la nostra professionalità vera di terapista olistico nel mondo reale?


Rispondo io dai…quasi mai!…

Perlomeno in italia dove sono convinto che tutto il contesto formativo tradizionale andrebbe riformato.

Ogni volta che nel contesto professionale imparo concettualmente qualcosa di nuovo, mi chiedo come potrei trasformarlo, sfruttarlo e integrarlo nella mia pratica.


Pertanto, e soprattutto nella nostra professione (e arte) c’è bisogno di una formazione che non sia incentrata solo a contenuti teorici, ma che offra strumenti e competenze adeguate e coerenti al sapere, con l’azione e il fare.

Anche promuovere la crescita personale dello studente, attraverso per esempio delle esercitazioni esperienziali diventa fondamentale.

(questo nelle scuole di osteopatia manca, ma io e il mio amico collega Paolo stiamo cercando di sensibilizzare di più gli studenti verso questi principi)
.

Solo così è possibile una interconnessione e un dialogo tra l’essere, il sapere e il fare.

Ora è giunto il momento di rompere gli schemi e apportare delle novità, anche controintuitive alle classiche regole.


Seguire il percorso prestabilito senza cercare alternative e nemmeno porsi delle domande non sempre paga.

La maggior parte delle persone, studenti delle scuole di osteopatia o già professionisti che siano, hanno timore e paura del sistema, lo subiscono, per mantenere il loro status quo.


Quando si tenta di uscire per un attimo dagli schemi, si viene attaccati, per invidia o semplicemente perchè uscire dallo schema significa essere diversi.


Ti sei mai sentito diverso?…

Hai mai sentito dentro di te un nodo di sofferenza per non essere capace di prendere una posizione differente dalla massa?

Francamente io ci sono passato, e se è capitato pure a te, ti capisco…

Capisco benissimo cosa hai provato, quello che ti rimaneva in gola per non averlo espresso liberamente.


Capisco la tua sensazione di diversità, la paura di poter venire criticato e irriso.


Capisco se ti sei trattenuto dentro tutto, di certo non è da tutti rompere schemi e regole considerati da tutti come le uniche verità.

Adesso ti dico una cosa, vorrei urlartela , fai finta che lo faccia, ok?

Essere diverso, divergere, è fantastico!

Ti rende unico, con una visione e prospettiva nuova.


Rompere gli schemi e apportare novità significa abbracciare le difficoltà, vedere il cambiamento, essere consapevoli che il proprio futuro dipenda dalle proprie azioni.

Significa scegliersi il proprio destino, concentrandosi sul lungo periodo attraverso azioni costanti, per rivoluzionare la nostra realtà, seguendo ciò che sentiamo dentro, ossia le nostre vere verità.

Il mondo è cambiato, per alcune cose in meglio, per altre purtroppo in peggio;

comunque sia non è più possibile ragionare con le classiche regole, con le solite teorie, con le stesse procedure insegnate nelle scuole di osteopatia;

il mondo è cambiato e anche tutto quello che ne fa parte dovrebbe modificarsi, per inseguire una giusta evoluzione, un cambiamento, un adattamento diverso.


Il mondo è cambiato, noi siamo cambiati…e la nostra terapia manuale invece rimane sempre uguale?


Sono convinto che c’è tanto altro che non conosciamo (o magari si conosce ma in conflitto con i grandi business?)

o che non consideriamo ancora che ci farebbe ragionare diversamente e in modo più aperto.


Sarebbe proprio un bel salto quantico, sei d’accordo?

Il bisogno prioritario ora, è aumentare le vibrazioni energetiche.

Per ricrearci il nostro micro-sistema personale e intimo, per non essere continuamente bersaglio e fagocitati da tutti i fattori stressogeni e destabilizzanti di un mondo malato e frenetico…

…occorre evolvere.

Evolvere significa dare più spazio al nostro cuore, ascoltare noi stessi e portare avanti i nostri obiettivi seguendo le nostre vere aspirazioni e passioni;

comportarsi naturalmente e istintivamente è tanto facile comprenderlo, come tanto difficile metterlo in pratica.


E’ proprio l’azione che ci porta all’aumento della nostra vibrazione energetica.

Puoi paragonare questa vibrazione al campo elettromagnetico che entrando in risonanza o meno con persone e situazioni porta equilibrio o destabilizzazione.

Riscoprire il nostro vero io, capire come innalzare le nostre potenzialità innate ed energetiche, non solo ci porterà maggior benessere e felicità, ma ci sarà di aiuto anche professionalmente per comprendere al meglio i pazienti e trasmetterli sostegno e aiuto…

anche solo standogli vicino.

Una comunicazione efficace diventa fondamentale per apportare consapevolezza.


Già troppe volte ti sei sentito a disagio nel rispondere al paziente sul tuo operato.

La difficoltà di farti comprendere e di dare spiegazioni sul ragionamento che ti ha portato a gestire la seduta diventa fastidioso.

E’ assai comune, ma è solo perchè il perfezionamento delle tue competenze tecnico-pratiche non è mai stato seguito da una terminologia appropriata;

diventa ovvio che nel momento di comunicare al paziente la tua valutazione o un particolare approccio manipolativo tu vada in difficoltà, come non trovare i termini corretti o nel peggior dei casi che tu stesso non abbia capito le tue stesse spiegazioni.


Raramente nelle scuole di osteopatia qualcuno ti spiega come relazionarti con il paziente dal punto di vista comunicativo.

Comunicare con il paziente in modo coerente e lineare, con una terminologia semplice e capibile da tutti, è fondamentale.

Effettuare una panoramica della tua valutazione in modo rapido ma estremamente preciso e ordinato mette in condizione il soggetto ad una migiore consapevolezza di quello che gli stà succedendo;

finalmente, grazie al suo terapista olistico di fiducia può dare un senso ai suoi disturbi e sintomi, che bello!

La comunicazione all’interno di una seduta manipolativa è un passaggio significativo, in quanto ti accorgerai che in seguito alla consapevolezza della persona, la stessa attiverà dei meccanismi, dei ragionamenti, dei pensieri, che se esternati, ti guideranno al meglio nel comprenderla.

La comprensione del paziente effettuata attraverso un’esposizione ordinata e professionale, facilita l’intervento manipolativo.

Nel momento in cui si termina la valutazione e si espone ciò che è emerso, attraverso una comunicazione ordinata, precisa e in tempi opportuni, è aver già concluso metà dell’”opera”.

Il paziente, essenzialmente vuole tre cose:

capire COSA ha

il PERCHE’ lo ha

la SOLUZIONE al suo disturbo.


La comunicazione efficace contiene tutte e tre le risposte.

Infatti, quando comunichi efficacemente, il paziente ha due tipi di comportamento.


non chiedere più nulla o poco nulla, perchè di fatto hai già risposto a quello che voleva sapere in maniera esaustiva;

riuscire da solo ad auto-osservarsi per ragionare ad alta voce con te, ritrovando conferme sul suo stato di salute.

Il beneficio sarà ottenere un alleato che capisca e comprenda che la sua salute dipende esclusivamente da lui, dal suo stile di vita, dalle sue emotività e dai suoi comportamenti.


E questo sarà il primo passo verso una miglior salute.

Altro beneficio sarà ottenere la massima fiducia in te che nel paziente, che ti garantirà di trattarlo con serenità e lucidità.


La libertà da agitazione e dubbi ti porterà a focalizzare al meglio energie e concentrazione all’atto manipolativo, facilitandone l’efficacia.

Per ottenere una vera identità terapeutica serve un mindset e una strategia ben definita.


E’ possibile che alle domande “chi sono” e “cosa effettivamente stò facendo” per apportare salute e benessere tu non riesca ancora a risponderti come vorresti.


E’ possibile che alla domanda di un profano in materia, magari un tuo amico o parente, di spiegare la tua professione di terapista olistico, tu vada in difficoltà nel rispondere, non trovando le parole corrette.


Questo è un vero peccato, perchè sono tutte occasioni per valorizzare noi stessi e la nostra professione;

e invece che arrabbiarci con noi stessi, nasce quel senso di stizza e disappunto con la persona che ce lo chiede e vorrebbe una risposta.

In queste circostanze ci sono passati tutti, anzi, ti dico con estrema franchezza che la maggior parte è ancora insicura nel rispondere;

se provi infatti a chiedere a qualche tuo collega di terapia manuale delle delucidazioni in merito alla sua professione, ti renderai conto che quello che ho appena scritto è vero…

provare per credere…


Il motivo di ciò, è che nelle scuole di osteopatia manca una “educazione professionale” adeguata.

Nel momento che utilizzeremo un atteggiamento mentale dinamico e proattivo e un sistema strategico per cercare di raggiungere i nostri obiettivi terapeutici, ci approprieremo finalmente di una nostra e vera identità.


Solo così avremmo tutto più chiaro e definito, e rispondere in modo breve, semplice e capibile non sarà più un brutto pensiero.

Possedere una identità terapeutica diventa fondamentale per credere in noi e in quello che facciamo;

diventa importante per auto-osservarci e riflettere sul nostro operato, per generare fiducia con il paziente, per trasmettere sicurezza e orientarci sempre nella direzione migliore.

Le performance ottimali vengono raggiunte solo quando entriamo nel flusso.

Aggiungi lo stato di flow alla tua identità terapeutica e raggiungi la super-performance.


Non conosci il flow?

Il flow viene definito anche come lo stato di grazia oppure come la “performance di picco”;

praticamente è un’esperienza ottimale in cui ci si sente bene, senza accorgersi del passare del tempo, durante il quale la prestazione è effettuata ad alto livello.


Quando crei il tuo flusso riesci a focalizzarti come un fascio di luce laser e il tuo potere terapeutico e di terapista olistico aumenta.

Ti è mai capitato di entrare nel flusso?


Quando sei nel flusso diventi un tutt’uno con l’attività e fai tutto naturalmente, perdi la concezione del tempo e dello spazio, hai la massima percezione di controllo con feed-back immediati.


I requisiti necessari per entrare nel flusso sono una scelta volontaria e una motivazione intrinseca, svolgere un’attività sfidante, rimanere nel qui ed ora e avere un obiettivo chiaro.

E’ una sensazione straordinaria, sei completamente assorbito nell’attività in cui ci si sente trascinati e inondati nel benessere e nel piacere.


Alla maggioranza delle persone capita di rado, ma una minoranza lo ricerca appositamente.


Il segreto (vedi requisiti) è sapere come farlo accadere sempre più spesso.

E se tutto ciò iniziassero a promuoverlo già nelle scuole di osteopatia?

Saremmo tutti degli migliori osteopati…direi più performanti…

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